
Il Parimba è appena partito alla volta del Sudamerica; eccolo all' aeroporto assieme ai suoi compagni di avventura
da www.montagna.org
Una delle più belle e compatte pareti di roccia del mondo ed il "problema" della più alta (la Nordovest) ancora aperto dopo una buona decade di tentativi.
Tra i primi a confrontarsi con la Nord del Piergiorgio il Ragno di Lecco Marco Ballerini che insieme ad Alessandro Valtolina effettuò nel 1984 un primo tentativo sul pilastro Nordovest. L'anno successivo, seguendo questo pilastro i trentini Mario Manica e Renzo Vettori arrivarono in vetta dopo aver tracciato la via "Greenpeace" (800 m, difficoltà fino al VII e A1), seconda salita assoluta alla cima di questa montagna (la via normale passa sul versante opposto alla Nord).
Nel ’95 i Ragni di Lecco tornano al Piergiorgio, guidati da Casimiro Ferrari. In tre diversi tentativi e con diverse cordate Mario Conti, Giuseppe Lanfranconi, Manuele Panzeri, Andrea Spandri, Riccardo Milani, Antonio Taglialegne, "Det" Alippi, Mauro Girardi e Silvano Arrigoni affrontano la parete Nordovest nella zona centrale con una dura scalata, in gran parte artificiale. I tentativi più alti (13 tiri di corda fino al punto massimo) si arrestano appena sotto il grande camino obliquo che solca la parte alta della parete, dalla cui sommità si accede ai diedri e pilastri terminali.
A fine 1995 Maurizio Giordani e Luca Maspes provano a sinistra del tentativo dei Ragni, percorrendo in 5 giorni 21 tiri di corda, più di tre quarti della parete, corde fisse per metà, con difficoltà fino al 7a e A4 (via "Gringos Locos"). Un tentativo fermato dal maltempo a pochi tiri dalla cima e fino ad oggi il punto più alto raggiunto sulla parete NW. Il 1996 vede la prima salita della parete Nord/Nordest da parte del forte team formato da Pietro Dal Prà, Mauro Girardi, Lorenzo Nadali e Andrea Sarchi. La via “Pepe Rayo" segue una serie di fessure diritte per 650 m, 7a e A3, uso di corde fisse, via dedicata all'alpinista spagnolo caduto in quei giorni nel canale d'attacco alla parete.
Sempre nel '96, a dicembre, la coppia Maspes e Giordani non trova le fisse in parete lasciate l'anno prima e così sale un nuovo itinerario che arriva in cima alla Cumbre Nord della montagna passando per la goulotte del Colle Nord e la cresta NE (via "Esperando la Cumbre", 2 giorni, stile alpino, diff. VI/A1/70° e misto).
Quasi in contemporanea, il gruppo francese di Jerome Thinieres prova al centro della parete NW a destra del tentativo dei Ragni ma sale solo per 3 tiri di artificiale "new age" in sezioni liscissime della parete, con uso continuativo di rivetti e bat-hook alternati a spit. Nel 2001 un piccolo team francese formato da David Autheman e Michel Bordet apre il primo itinerario sulla parete Ovest, via "All You need is love", 700 m, difficoltà prevalentemente in artificiale fino all'A3.
Nel 2002 due americani Jonathan Copp e Dylan Taylor per un altro tentativo di salita lungo i pilastri della parete Ovest fallito a pochi tiri dalla cima.
La cronaca più recente vede ad inizio 2003 ancora un tentativo sul muro della Nordovest di un agguerrito team di giovani Ragni di Lecco coordinati dal Ragno "veterano" Mariolino Conti: Simone Pedeferri, Marco Vago, Alberto Marazzi, Adriano Selva, Daniele Bernasconi, Matteo Piccardi e Serafino Ripamonti superano qualche tiro di corda lungo la via dei Ragni prima di abbandonare per il maltempo persistente. Un mese prima c'era stato il tentativo di tentativo del team tedesco-ungherese di Thomas Tivadar, Gabor Berecz e Stephan Huber. Il pilastro rotondo tra la Nord e la Nordovest con propositi di stile alpino e scalata artificiale, utilizzando continuativamente il portaledge in parete. Alla base del muro, ancora prima che i tre cominciassero la loro via, la violenza del vento ha sollevato e distrutto il portaledge non ancorato alla parete con dentro gli alpinisti. Giusto per far capire che le perturbazioni patagoniche prima di arrivare al Fitz Roy sbattono su questo muro...
A fine gennaio partiranno i primi sei alpinisti che fino ai primi giorni di marzo se la vedranno con la parete del Piergiorgio. Luca Maspes ed Hervé Barmasse partiranno con nuovi compagni. Ci sarà Kurt Astner, polivalente alpinista altoatesino che negli ultimi anni è ai vertici in Italia con le sue vie nuove estreme nelle Dolomiti, il Dry Tooling ai massimi livelli e la leadership in diverse competizioni su ghiaccio in Italia. Alla sua prima esperienza extraeuropea, per Kurt questo Trip Two sarà l'occasione per mettersi alla prova in un contesto severo come quello del granito patagonico.
Altra pedina importante del gruppo sarà Yuri Parimbelli, giovane guida alpina bergamasca, approdato all'alpinismo extraeuropeo proprio recentemente, nel corso della sfortunata spedizione al Nanda Devi dove purtroppo ha perso la vita Marco Dalla Longa. La forte componente di arrampicatore estremo di Yuri, con ripetizioni fino all'8c, sarà un'altro tassello determinante per andare avanti sulla verticalità della parete del Piergiorgio.
Ultimo in ordine di tempo ad accettare la proposta del Trip Two è stato infine il giovanissimo Elia "Panda" Andreola. Dalla Valfurva 19 anni di pura energia che già si è espressa con successo nelle competizioni internazionali di scialpinismo ma con un occhio di riguardo anche per la scalata su roccia. Con lui sul Cerro Piergiorgio una ventata della forte spinta motivazionale che caratterizza i giovanissimi.
Dopo il Cerro Piergiorgio, ad inizio marzo Maspes e Barmasse resteranno in Patagonia per spostarsi ben più a Nord verso il Monte San Lorenzo. Qui saranno raggiunti da una nuova banda che nella seconda parte di questo Trip Two avrà un mese di tempo a disposizione per tentare in stile alpino la grande parete di ghiaccio e misto di questa montagna. Dopo le tante esperienze felici e fortunate in queste terre Giovanni Ongaro farà ancora parte della squadra. Oltre alla sua maturata esperienza alpinistica a Giovanni si chiederà anche l'uso incondizionato del suo invidiatissimo talismano che attrae il bel tempo.
Primo straniero di UP project, anche se solo di pochi chilometri sconfinante dall'Italia, sarà invece lo svizzero poschiavino Lorenzo "Pala" Lanfranchi. "Un trattore silenzioso" lo si potrebbe definire, uno di quelli che quando va davanti lo fa in tutte le condizioni e senza mai lamentarsi. Uno che ha già alle spalle diverse esperienze extraeuropee tra cui quattro viaggi proprio nelle terre sudamericane, insieme a Ongaro protagonista di salite velocissime anche sul Cerro Torre e sul Fitz Roy.
Chiude il cerchio un altro giovanissimo. Matteo Bernasconi, comasco e Ragno di Lecco, un alpinista della nuova generazione ma con in testa l'alpinismo d'altri tempi, quello che l'ha fatto e lo sta ancora facendo sognare. Sul San Lorenzo, un altro dei suoi bei sogni, è probabile che il "Berna" troverà il suo ideale terreno.