SIMONE MORO EXPEDITION - Primavera 2006
La
legge dello sport insegna, obbliga moralmente non solo a
rispettare le regole del gioco, ma a dichiarare i
“giochi”, gli obbiettivi che si vogliono
raggiungere, accettando poi il risultato finale. Per questo
motivo, anche se volutamente un pochino in ritardo rispetto
al solito, ecco annunciato il mio prossimo passo
alpinistico….
Vado, di nuovo, per la terza volta a scalare il
Lhotse. Si proprio
là, ancora là, per la terza volta! Perché? Dovreste ormai
aver capito che la collezione degli 8000 fine a se stessa
non mi interessa ed è diventato per il 98% degli
himalaysti, il solo modo conosciuto per affrontare le
scalate in altissima quota e provare ad intraprendere la
carriera dell’alpinista professionista.
Provocatoriamente invece, nell’anno del 50°
anniversario della scalata alla quarta montagna della
terra, voglio ricordare quella prima scalata di mezzo
secolo fa, tentando di realizzarne una “mia”,
che sia figlia del 2006, dei cambiamenti che
l’alpinismo e gli alpinisti, alcuni, hanno avuto.
Saranno ancora tanti, quelli che in fila anche
quest’anno tenteranno di salire lungo le corde fisse
che condurranno proprio come nel lontano 1956 sulla cima
della quarta montagna della terra, il Lhotse appunto, con i
suoi 8516 metri. Io provo a uscire dal vincolo
“la
cima a tutti i costi, perché devo collezionarne
un’altra” e provo
a mantener fede alla filosofia del
”proviamo
a vincolare al come, l’eventuale
successo”.
Non sono solo giochi di parole, piroette verbali quelle che
ho appena esposto. Più semplicemente si tratta di decidere
di salire in coda ed essere il 300° in cima al Lhotse o
essere come è stato per i grandi esploratori verticali, un
piccolo apripista di una nuova grande avventura verticale.
Storia o statistica queste sono le due diverse pagine che
si possono scrivere con questo diverso approccio. Non
nascondo che vorrei tanto far parte, ambire, a far parte
della prima…. E’ un sogno grande ma se mi è
concesso di farlo, lasciate che sia tale. Conosco bene dove
posso arrivare…

Il
Progetto
Esiste una sola
via, proprio quella della prima scalata del 18 maggio 1956
che è stata salita fino ad oggi in tutto il versante ovest
del Lhotse. E’ stata aperta da una spedizione
svizzera diretta da A. Eggler, ripercorrendo fino a quota
7800 metri la via di salita all’Everest, deviando poi
in direzione dello stretto canale di neve e ghiaccio che
conduce direttamente sulla cima del Lhotse. In vetta, quel
giorno del 1956 arrivarono F. Luchsinger ed E. Reiss. A
tutt’oggi oltre la via “normale” degli
svizzeri ne esistono 2 che portano in vetta e sono lungo il
versante sud. Ne esistono poi altre 3 che conducono sul
Lhotse Shar o sul Lhotse Middel. Il versante est, quello
tibetano, della montagna è… inviolato. Non sarà
quello però il mio obiettivo. Troppo pericoloso e
complicato per essere affrontato da solo.
Sarò infatti solo e senza ossigeno in questo mio tentativo
di salire il Lhotse lungo una via/variante nuova sulla
parete ovest. La presenza inevitabile delle
“comitive” su Everest e Lhotse stesso non
renderanno questo mio tentativo in completa solitaria visto
che fino a campo 2 a 6300 metri, corrispondente anche alla
base della parete ovest del Lhotse, le salite delle normali
di Everest e Lhotse coincidono e non esiste alternativa
logica al percorso (se non scalando il versante orientale
versante del Nuptse di 7864 m).

Le vie di Everest e del Lhotse continuano poi identiche su
un’unica linea fino ai 7800 metri e solo da li
prendono diverse direzioni. La via al Lhotse è dunque una
variante di 700 metri rispetto alla via normale
dell’Everest.
Partirà da
questa considerazione la mia ricerca di un eventuale
itinerario alternativo e nuovo che dopo 50 anni possa
rappresentare la seconda via di scalata alla cima della
quarta montagna della terra lungo il versante occidentale.
In caso di abbondanti nevicate o di palesi pericoli
oggettivi anche questa ricerca subirà inevitabili
variazioni e correzioni, evitando le linee più esposte alle
eventuali valanghe. Ovviamente queste ipotetiche linee di
salita sono già nella mia mente e sono state osservate
sulla base delle mie precedenti scalate alla cima del
Lhotse e dell’Everest (da me scalati nel
1994-1997-2000-2002). Tentare da solo è stata una scelta
ragionata, che è maturata nelle passate spedizioni e che ha
preso forza soprattutto nei mesi scorsi, durante i quali mi
sono preparato e divertito con amici, salendo vie in roccia
fino all’8a e di misto fino al M10. Mi sento
particolarmente in forma e maturo per questo tentativo e
spero solo che la montagna abbia voglia di farsi salire,
solleticare lungo una linea diversa del suo imponente corpo
di roccia e ghiaccio.

Ogni parola in più rispetto a quelle che vi ho appena
esposto è superflua. Speranze, auguri, gesti scaramantici
sono come i “se” e i “ma”, inutili,
sono aria fritta. Ho deciso da tempo di non fare
“turismo d’alta quota agli 8000” (come lo
definisce Reinhold Messner e riferito a coloro che ripetono
le vie normali aperte mezzo secolo fa), ed ora devo solo
continuare ad esserne all’altezza. Se lo gradite,
seguitemi sul sito internet, vi terrò aggiornati…
Timing della spedizione
Partirà il 29
Marzo 2006 dall’uscio di casa mia, a Bergamo, il
lungo viaggio che mi porterà a Kathmandu, la capitale del
Nepal. Nella città dovrò rimanere per alcuni giorni per
sbrigare le formalità burocratiche, pagare i permessi di
scalata e trekking, preparare tutti i materiali alpinistici
e tecnici che dovranno essere trasportati al campo base
dell’Everest, che è poi lo stesso del Lhotse a 5300
metri. Questo lo si raggiunge dopo aver volato per circa
un’ora a bordo di un piccolo aereo e atterrando nel
villaggio di Lukla a 2700 metri, all’inizio della
valle del Khumbu. Da li in circa 7-10 giorni a piedi, a
secondo degli itinerari ed eventuali varianti che intendo
prendere per prolungare la marcia, al fine di permettere
un’ottimale acclimatamento. Tali varianti avranno lo
scopo di raggiungere a più riprese quote sempre più alte
che dovrebbero raggiungere anche i 6200 metri . Il campo
base dovrebbe essere installato intorno al 10 aprile.
Fisiologicamente il corpo umano impiega dalle 3 alle 4
settimane per acclimatarsi completamente alle altissime
quote e permettere al corpo umano di potersi spingere anche
oltre gli 8000 metri senza l’uso di ossigeno
artificiale. Per questo motivo il tentativo vero e proprio
di raggiungere la cima del Lhotse avverrà tra il 15 e 25 di
maggio. Queste date rimangono comunque indicative perché
molto dipenderà anche dalle condizione meteo e
dall’innevamento che troverò sul colosso Himalayano.
Spero con questo progetto di regalare qualche bella
sorpresa…
Il rientro previsto in Italia sarà il 2 giugno seppur anche
questa data è flessibile a secondo di eventuali esigenze
extra di tempo.
